Liti condominiali in aumento: come comportarsi

Gli appartamenti sono ormai le tipologie abitative più diffuse. Avere a che fare con molti vicini dalle personalità e idee diverse, può portare a confronti che sfociano in liti condominiali di difficile gestione, e comportano oltre allo stress ad un dispendio di soldi se la controversia degenera in modo irreversibile. Purtroppo negli ultimi anni le liti condominiali sono aumentate a dismisura, più al sud che al nord, e più nei piccoli centri che nelle città, ed è necessario sempre più spesso trovare strategie per tutelarsi e sapere come comportarsi di fronte ad atteggiamenti e azioni che impediscono una convivenza serena all’interno dello stabile.

Motivi frequenti di liti condominiali

Le liti condominiali di frequente dipendono da motivi futili legati alle abitudini personali o ad esigenze familiari dove basterebbe un po’ di buon senso, di pazienza cercando di dominare le emozioni più aggressive e di capire i comportamenti di un altro individuo per risolvere il contrasto o trovare un accordo senza finire in tribunale.
Tra le motivazioni principali fonte di dissidio che riguardano il regolamento del condominio si annoverano: la ripartizione delle spese, le delibere assembleari per spese straordinarie, la presenza di animali domestici in ascensore, sulle scale e in cortile, l’uso delle parti comuni, la scarsa trasparenza nell’attività dell’amministratore e dei servizi svolti, l’apposizione in aree comuni di oggetti e mezzi del singolo condominio, comportamenti che riguardano l’esterno, quali un bucato sgocciolante, lo sbattimento delle tovaglie e i mozziconi delle sigarette.
Tra le liti condominiali rientrano anche quelle che riguardano i “rapporti di vicinato”, dovute alle immissioni di odori e vapori come ad esempio quelli provenienti da una cucina etnica e i rumori molesti, come un cane che abbaia o il pianto di un neonato.

L’intervento dell’amministratore

Se il dissidio riguarda la violazione del regolamento condominiale o l’uso di parti comuni puoi rivolgerti in prima istanza all’amministratore. Questa figura non può intervenire se la controversia riguarda la proprietà privata di due condomini, ad esempio quando un condomino butta volontariamente delle cartacce nel balcone di sotto, mentre può intervenire quando la vettura è parcheggiata in modo da impedire il transito delle altre auto.
L’amministratore avviserà il condomino che non rispetta il regolamento, prima verbalmente, e poi tramite raccomandata, intimidendolo con la sua autorità ad assumere un comportamento corretto.

La mediazione

La figura dell’amministratore può non essere sufficiente per risolvere un contrasto, e per non incorrere subito in una procedura civile, nel 2013 è stata istituita la mediazione, obbligatoria per risolvere le questioni che riguardano il regolamento condominiale e l’uso di spazi comuni. Si può ricorrere alla mediazione per dissidi tra vicini, ma solo in maniera volontaria. Il negoziatore è una figura professionale formata per la gestione dei conflitti, che incontra le parti all’interno degli organismi abilitati dal ministero della Giustizia, e cerca di raggiungere un accordo. Il mediatore non prende nessuna decisione, e se la disputa non trova soluzione per questa via si passa al procedimento civile.

Il procedimento civile e penale

Le liti extra condominiali riguardanti le immissioni di odori sgradevoli e rumori molesti di solito finiscono in tribunale. Il giudice di pace avvalendosi dei regolamenti comunali e delle norme di legge, oltre a consulenze di tecnici specifici, cercherà di porre fine alla disputa fra le parti, tenendo conto di ogni singolo caso. Ad esempio per le immissioni di rumori il limite massimo è di 3 decibel, mentre per gli odori è più difficile perché bisogna basarsi solo sulle testimonianze.
A volte alcuni conflitti tra vicini sfociano dal civile nel penale, in quanto negli anni la giurisprudenza ha ritenuto alcuni comportamenti pericolosi e con carattere di piccoli reati.
Gettare mozziconi di sigarette, detersivi corrosivi o ceneri dal balcone vengono definiti dal codice civile “getto pericoloso di cose” punibile con l’arresto fino ad un mese o con un’ammenda di 206 euro. L’uso di frasi volgari, la cosiddetta “ingiuria”, ad esempio per il parcheggio dell’auto in un posto di un altro condomino o durante una lite, è considerato come un danneggiamento dell’onore e del decoro della parte e si può richiederne il danno. Spettegolare sui vicini o rendere pubblico sulla bacheca condominiale il nome di condomini morosi invece rientra nel reato per “diffamazione”.
Infine cercare di farsi giustizia da soli potrebbe comportare un condanna penale per molestie.

Lo stalking condominiale

Quando la lite condominiale si trasforma in molestia e atti persecutori protratti nel tempo nei confronti di un altro condomino, o di tutti i condomini, e si arriva addirittura a delle minacce, si parla di stalking condominiale. I rapporti tra le parti sono talmente deteriorati e irreversibili che l’unica soluzione è la denuncia in questura, e la pena è la reclusione da sei mesi a cinque anni a seconda della gravità delle molestie.

In conclusione è sempre bene cercare di risolvere i dissidi tra condomini in modo amichevole, oppure tramite l’aiuto dell’amministratore o di un mediatore prima di incorrere in una causa in tribunale, che oltre ad avere tempi lunghi di risoluzione ha anche un costo che oscilla tra i 2 e i 3 mila euro. Se però la lite degenera e non riguarda solo l’attuazione delle norme sul regolamento condominiale, ma la proprietà individuale o lede la singola persona è bene rivolgersi alla Giustizia ed affrontare un procedimento civile e penale, per pretendere il risarcimento del danno fisico o morale provocato o il pagamento di una multa adeguata per il comportamento scorretto nei tuoi confronti.

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